F1 | Monza, Il tempio della velocità… o forse no. L’analisi di Gianluca

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Il tempio della velocità… o forse no… perché Monza non è solo un circuito di rettilinei e alte velocità. E’ anche un circuito di trazione in uscita dalla varianti e di carico per le frenate e le curve ad ampio raggio. La Mercedes non se l’è di sicuro dimenticato ed è proprio per questo che ha infranto brutalmente ogni romantico sogno di una vittoria della rossa ai tifosi di Monza.

Sulla Mercedes ci torneremo però dopo, ora concentriamoci sul layout del circuito.

Monza lo conoscete ovviamente tutti, ma un veloce ripasso può aiutare a comprendere meglio i motivi di questo dominio.

Il primo settore è quello più veloce e in cui serve una grande efficienza in rettilineo, abbinata ad una buona trazione in uscita dalla prima variante.

Il secondo settore è invece più tecnico, con la necessità di carico e trazione per affrontare la variante della roggia e le due di lesmo, ma anche di un corretto set up meccanico.

Infine il terzo settore è quello forse più complesso, in quanto c’è bisogno di efficienza in rettilineo, carico per avere una vettura composta nelle due severe frenate prima dell’ascari e della parabolica. Ma anche un ottimo bilancio aerodinamico per avere una vettura veloce ed efficace sempre nella variante Ascari e nella parabolica.

Fatte queste premesse, spostiamoci sul grafico con il confronto tra il reale tempo in Q3 e il tempo ideale dato dalla somma dei migliori settori, per vedere se i piloti sono riusciti davvero a dare il massimo nella parte finale di qualifica.

Si nota subito che anche se generalmente di pochissimo (a parte Gutierrez), nessun pilota è riuscito a dare il massimo, lasciando per strada qualche centesimo. Ma essendo appunto centesimi, il risultato della qualifica non sarebbe comunque andato a variare.

Molto più interessante invece il grafico con il confronto tra il risultato del Q3 e le velocità massime in qualifica.

Guardando Force India e Haas (la performance Red Bull è intaccata dalla PU), risulta chiaro che sia un assetto troppo scarico e sia un assetto troppo carico non risultino efficaci e che anche a Monza ormai il lavoro degli ingegneri si sia spostato sulla ricerca della migliore efficienza globale e non solo di quella in rettilineo.

Sempre interessante e allo stesso tempo preoccupante il grafico con il distacco percentuale della Ferrari dalla Mercedes in qualifica. Dopo la debacle Mercedes a Spa che aveva fatto sognare molti, il distacco è tornato ad attestarsi sui valori pre pausa estiva, con l’unica differenza che in questo caso non c’era una Red Bull in mezzo a rendere il tutto più doloroso.

Il vero aspetto preoccupante è però quella linea di tendenza che invece di scendere è incominciata a salire, a causa di performance troppo altalenanti da parte della Rossa.

Dunque, dov’è che la Mercedes ha fatto davvero la differenza rispetto agli avversari?

Andando ad analizzare i grafici con il distacco percentuale in ogni settore, risulta evidente che la batosta è arrivata nel secondo, ma soprattutto nel terzo settore (e soprattutto Hamilton..)

Infatti se nel primo settore, quello più veloce, i distacchi risultano abbastanza contenuti (con l’eccezione del duo Red Bull), dal secondo intermedio in poi il più veloce degli avversari è stato relegato a ben l’1% di distacco, con incredibili punte del 3%.

Tutto ciò si spiega, come avevo accennato all’inizio dell’articolo, con l’incredibile efficienza aerodinamica della Mercedes, abbinata alla superiorità di PU, che gli permette di poter mantenere una vettura carica anche in relazione alle altissime top speed di Monza.

Tutto ciò si è fatto molto sentire nel terzo settore in primis perché un maggior carico garantisce una vettura più stabile in frenata, con conseguenti effetti positivi in tutta la percorrenza di curva, ma anche perché con assetti così scarichi trovare un corretto bilancio aerodinamico è molto difficile, e senza quello nell’affrontare la parabolica la vettura si comporta come se avesse delle bucce di banane sotto le ruote.

E parlando di altri aspetti che hanno fatto la differenza in questo weekend non bisogna dimenticarsi del grande set up meccanico, che garantisce trazione e un ottimo comportamento sui cordoli, con una conseguente ottima gestione delle mescole (in particolare della soft e della medium).

Passando alla rossa si può dire che durante questo weekend abbia fatto il minimo sindacale, con una seconda fila abbastanza scontata viste le difficoltà Red Bull. La power unti evo portata in pista ha sicuramente fatto il suo lavoro e continua ad essere vicina a quella della Mercedes in mappature standard.

Il vero problema sta nella troppa discontinuità di performance da una pista all’altra, ovvero la difficoltà nel trovare ogni volta il giusto assetto meccanico e aerodinamico, con un efficienza aerodinamica che non si avvicina mai al livelli Mercedes, problemi causati da una vettura generalmente complicata e che spesso culminano con le difficoltà nel portare le mescole all’interno del working range (problemi per fortuna non evidenziati negli ultimi due GP). Sarà sicuramente molto interessante come la SF16-H sin comporterà a Singapore, dove potremo analizzare meglio il telaio e gli sforzi di trazione.

Poco da dire sulla Red Bull che sapeva già cosa aspettarsi da questo Gp. Nonostante la sezione frontale ridotta all’osso e i “trucchetti” con gli assetti per diminuire la resistenza all’avanzamento, non c’è stato nulla da fare contro le power unit evo degli avversari. Il gap era davvero tanto, basti pensare che come mi aveva detto un famoso ingegnere, fino a qualche anno fa (e probabilmente anche adesso), 1km/h di distacco sul rettilineo a Monza coincideva a 7cv, dunque fate voi i conti…. ( anche se molto alla buona)

Nel secondo e nel terzo settore non era molto lontana dalla Ferrari, recuperando terreno grazie al carico del corpo vettura e al bilancio aerodinamico, ma nel primo non c’era niente da fare. Aspettiamo invece Singapore, che di fatto è il circuito perfetto per la RB12, e dove verrà anche portato in pista uno step evolutivo per la PU.

Parlando di Williams invece, nel primo settore si è data molto da fare, ma come al solito senza carico le performance nel secondo e nel terzo sono andate in picchiata, piazzandola comunque grazie a quel primo settore fenomenale, davanti alle Red Bull.

Rimane l’amaro di uno degli ultimi weekend per poter puntare in alto, abbastanza sprecato, con l’arrivo dei circuiti da alto carico che sancirà un altro crollo delle performance.

Non molto bene neanche la Force India che si è ritrovata con il problema della “coperta troppo corta”, e ha preferito tirarla verso una maggior velocità in rettilineo, avendo evidentemente visto che alla fine era la soluzione migliore. La differenza rispetto alla Williams è però che il carico per i prossimi Gp lo può anche trovare.

Per il momento è tutto, ci vediamo nelle strette vie di Singapore dove carico e trazione saranno fondamentali, ciao!!!

                   GRAFICI SULLA GARA


Nell’analizzare questo grafico ricordatevi del pit stop in più della Ferrari e anche del fatto che entrambi i Mercedes hanno incominciato a “veleggiare” e a gestire i distacchi ad un certo punto.