Singapore, cosa nasconde il cilindro magico di Newey e Vettel?

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Aspettando di vivere il Gran Premio di Korea, quattordicesima tappa del Mondiale di Formula 1, voglio tornare con la mente e i ricordi alla bellissima esperienza vissuta al Marina Bay Street Circuit facendo alcune considerazioni e ragionamenti a “voce alta”, in modo da poterli condividere con voi e provare a trovare qualche risposta.

Premettendo che sono rimasto affascinato dal contesto “Singapore”, essendo un’esperienza completamente nuova e diversa da quanto fossi abituato (si arriva in circuito solamente al pomeriggio per andare via a notte inoltrata), ho avuto la fortuna di osservare e studiare le gesta dei piloti in azione da una suite posta al fondo del rettilineo dei box (che immette sulla prima variante), supportato anche da un monitor con tutti i tempi.

Fin da quando ho salutato Singapore, nella mia testa continua a rincorrersi il ricordo dei 2”5 sec rifilati da Vettel in gara a tutto il resto del gruppo, Webber compreso.

PREMESSA: Con questo ragionamento a “voce alta” non voglio togliere nulla a Sebastian Vettel che interpreta la sua Red Bull al meglio e non voglio puntare il dito contro nessuno, ma ho il piacere di raccontare quello che ho visto e sentito durante i tre giorni.

Per la mia esperienza 2.5 sec al giro sono un’enormità. In termini di telaio e motore, rappresentano uno sviluppo di quasi tre generazioni. Inoltre il divario tra Vettel e Grosjean (in FP3) e Rosberg (in Qualifica) era solamente di pochi decimi. Il sabato il tedesco avrà anche giocato al “gatto e al topo” ma qualcosa non torna comunque.

DUBBIO 1: dalla mia suite, per osservare e confrontare lo stile di guida tra i vari piloti, avevo preso dei punti fissi di riferimento della pista come i “panettoni” posti all’interno della curva che immette su Republic Boulevard per non far tagliare il cordolo. In quel punto mi ha colpito la guida pulitissima di Vettel. Era in grado di percorrere tutto quel tratto di pista senza effettuare nessuna correzione, diversamente da tutti i suoi avversari (compagno compreso). Tempi alla mano ha fatto una grande differenza anche nel T3, il settore più guidato

DUBBIO 2: sempre nel medesimo tratto di pista Sebastian era in grado di aprire il gas 50 mt prima di tutti gli altri, Webber compreso. Mentre tutti i piloti acceleravano nel medesimo punto, Vettel riusciva ad anticiparli di diversi metri. L’aspetto che però mi ha colpito maggiormente era il “rumore” del motore emesso della RB1 in uscita. Oltre ad accelerare 50 mt prima, il Renault del tedesco “grattava” in modo completamente diverso da tutti gli altri propulsori francesi, compreso quello di Mark. Ricordava molto il rumore emesso quando nelle stagioni passate entrava in azione (in accelerazione) il Traction Control.

In aggiunta questo “rumore” veniva percepito solamente quando Vettel inanellava i suoi giri strabilianti. Ad esempio dopo il rientro della SC si è reso autore di una grande ripartenza inanellando poi dei giri impressionanti fino a portare il suo vantaggio a 32” su Alonso per poi stabilizzarsi, cautelandosi così da un eventuale pit stop aggiuntivo. In quegli istanti il Renault “tagliava” la potenza in modo anomalo rispetto al suo compagno di squadra e a tutti gli altri piloti (Renault e non)

Principalmente questi aspetti (1- la guida altamente pulita di Vettel; 2- aprire il gas 50 mt prima di tutti gli altri; 3- il “rumore” anomalo Renault della RB1; 4- gli oltre 2” rifilati in gara a tutti gli avversari) mi fanno pensare e mi piacerebbe avere qualche risposta. Sospetti che si fanno più importanti pensando che Webber non era in grado di fare tutto questo, essendo tra i comuni terrestri… Non voglio accusare nessuno, ma mi piacerebbe approfondire questi aspetti.