F1 | Intervista a Gian Carlo Minardi “Liberty Media ha apprezzato il lavoro fatto per il GP”

Il weekend di Monza ha consacrato la Mercedes che con Lewis Hamilton si è portato al comando anche della classifica pilota, ai danni di Sebastian Vettel che non è riuscito ad andare oltre il terzo posto, accusando però un distacco di trentasei secondi dal vincitore. Tra i protagonisti nel paddock di Monza anche Gian Carlo Minardi che a fine settimana ci ha rilasciato un’intervista esclusiva

Gian Carlo, dopo Monza le probabilità iridate della Ferrari sono evaporate?

La Mercedes arriva da due weekend perfetti, supportata da un vantaggio tecnico importante. A Monza non mi aspettavo un distacco così importante ai danni della Ferrari che può controbattere la concorrenza solamente con la serenità e la voglia da parte di tutto il team di ritrovare quei decimi per provare ad impensierire Hamilton e Bottas. C’è bisogno anche di un Kimi Raikkonen che non guidi a corrente alternata. In qualifica, sotto il diluvio, è riuscito a stare davanti a Vettel, per poi perdersi in gara. Il sorpasso subito da Daniel Ricciardo è stato disarmante. Non ha neanche provato a difendersi. Certamente la bilancia si è spostata molto verso la Mercedes, ma nulla è perduto. Ci sono ancora molte gare davanti a partire da Singapore. A Maranello però dovranno guardarsi le spalle anche dalla Red Bull.

La giornata di sabato del Gran Premio d’Italia è stata l’occasione anche per parlare dell’attuale congelamento dei setup

Quanto abbiamo assistito sabato, durante il turno di qualifiche, è qualcosa che non dovrebbe mai succedere. Quell’episodio è figlio di un regolamento a dir poco inutile poiché non regala un maggiore spettacolo – anzi esattamente l’opposto come abbiamo visto con un ritardo di oltre 2 ore – e non porta ad un risparmio economico ai team (tema sempre attuale in F1). Come esistono le gomme rain, deve esserci la possibilità di modificare gli assetti in funzione delle condizioni climatiche. A Monza la situazione è stata esasperata poichè la gara sarebbe stata assolutamente asciutta. Devo fare un plauso al pubblico che pazientemente ha aspettato il corretto svolgimento.

Altro tema caldo sono le penalizzazioni per la sostituzione  dei componenti legati alla power-unit

Altra regola assolutamente da eliminare o modificare. Leggere che un pilota è stato penalizzato di 35 posizioni (quando va bene) con una griglia formata appena da venti macchine mi fa sorridere. E’ ridico che sia il pilota a pagare per un errore tecnico. Già sarà incavolato per non aver potuto finire la qualifica, in aggiunta si vede costretto a partire praticamente dal fondo. Se proprio si vuole mantenere questa regola dovrebbe essere il team a pagare, con la decurtazione di punti nelal classifica costruttori o con una multa economica. Il sistema va rivisto assolutamente poiché si falsano le forze in campo e i risultati. A Monza, senza la penalità delle Red Bull avremo potuto avere una classifica ben diversa e altri colori sul podio. Aggiungo una cosa: la Mercedes, col la supremazia tecnica che si ritrova, può permettersi di cambiare la power-unit, partire dal fondo e arrivare comunque a podio. Non mi sembra una cosa molto sportiva

Abbiamo visto un bellissimo abbraccio con Fernando Alonso

Ci siamo visti sabato, alla fine delle prove libere quando aveva segnato il settimo tempo. Abbiamo scherzato su come avesse fatto ad ottenere quel tempo. L’ho visto molto sereno nonostante le traversie che sta attraversando. Mi fa sempre piacere incontrarlo, anche se purtroppo non abbiamo potuto soffermarci troppo visti i suoi numerosi impegni.

Hai incontrato la nuova proprietà?

Ho avuto il piacere di incontrare e conoscere Chase Carey, personaggio molto espansivo che ha apprezzato il lavoro fatto dall’Automobil Club in occasione della parata. C’è molto da migliorare, ma è stata una bella esperienza, così come bisogna aggiornare alcune strutture del circuito di Monza. Ho toccato con mano le novità introdotte da Liberty Media, come la nuova passerella all’ingresso dell’autodromo che permette ai tifosi di incontrare da vicini i piloti. A riguardo della parata, sarebbe opportuno che i team obbligassero tutti i piloti a partecipare.

A Monza c’era anche una parte del Minardi Team con la F1 Experience

E’ stato un weekend ricco di emozioni. Ho rivisto con piacere diversi amici come il Presidente della Federazione Jean Todt, Jean Alesi e Ermete Amadesi il papà dei Leoni della CEA che a Monza hanno festeggiato i 50 anni, insieme a molti altri con cui abbiamo parlato di F1. Inoltre è stata l’occasione per fare una piccola rimpatriata con Paul Stoddart, Patrick Friesacher e Zsolt Baumgartner – che guidano le vetture biposto portando gli ospiti – e l’ingegner Gabriele Tredozi.

Ci ha lasciato Romano Cenni, Mr. Mercato Uno

E’ un giorno triste per il mondo Minardi. Questa mattina, all’età di 84anni, ci ha lasciato Romano Cenni, fondatore della Mercato Uno. Viene a mancare non solamente un grande imprenditore italiano, ma anche un appassionato di sport. Con la sua azienda ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia del Minardi Team.

Un caro saluto a Romano e a tutti i suoi cari.

Gian Carlo Minardi

Pirelli110 | Minardi “Raggiunti traguardi importanti insieme”

Il Museo dell’Automobile di Torino ha fatto da cornice ai festeggiamenti per i 110 anni nelle competizioni sportive marchiate Pirelli. Un debutto con vittoria nella Pechino-Parigi targato 1907. Voglio fare i miei più sinceri auguri di buon compleanno a tutto il marchio Pirelli augurandogli altri 110 anni ricchi di successi. Parliamo di un fornitore storico. Le corse sono nate con loro e lo sviluppo dei pneumatici è cresciuto con le corse. E’ stato un reciproco scambio di informazioni e tecnologia.

La mia prima collaborazione al fianco di Pirelli risale alla stagione di Formula 3 (1974) quando il Minardi Team portò al debutto le gomme slick progettate dall’ingegnere Mario Mezzanotte insieme al suo vice Turchetti, proseguendo poi l’avventura anche in Formula 2 dove ci togliemmo diverse soddisfazioni come la vittoria a Misano e la pole position di Michele Alboreto a Pau.

Dopo le due stagioni di esordio nel mondiale di F1 (1985 e 1986) targate Pirelli, le strade si sono riunite nuovamente nel 1989 e 1990. Grazie ad un nulla osta concesso dalla Good Year, iniziammo lo sviluppo delle gomme a fine ’88. Fu un’esperienza importante. Partecipare al battesimo di una nuova gomma è estremamente importante e team e piloti hanno dei grossi benefici. All’Estoril, durante una sola giornata di prova, Martini testò la bellezza di 30 set da qualifica segnando anche il record della pista (1:13.100). Proprio grazie a questi tour-de-force, Pirelli raggiunse ottimi risultati in qualifica. Nel 1989 conquistammo il terzo posto ad Adelaide alle spalle di Senna e Mansel e nel ’90 la prima fila del g.p di Phoenix con Martini.

Oggi siamo di fronte ad una stagione difficile in cui le gomme saranno un termometro (nel bene e nel male) importante. Parliamo della modifica più importante nel regolamento 2017

Ci hanno lasciati Paolo Stanzani e Mario Poltronieri. Minardi “Ho perso due amici”

E’ un giorno triste. Non so cosa dire. In un giorno solo perdo due grandi amici come Paolo Scanzani e Mario Poltronieri. Stanzani è stato un mio partner in F1 quando la Scuderia Italia è entrata a far parte del Minardi Team. Insieme abbiamo condiviso diverse decisioni. Ci siamo rivisti a Imola in occasione dell’Historic Minardi Day e a Natale ci siamo scambiati gli auguri. Un abbraccio, in particolare, a sua figlia Chiara.

Mi vedo costretto a salutare anche Mario Poltronieri, cronista storico RAI  e grande pilota degli anni ’60-’70 con l’Abarth. Insieme abbiamo condiviso i salotti in qualità di opinionisti divertendoci a ricordare il nostro passato, raccontando il presente.

Un giorno triste anche per il nostro paese che perde due personaggi storici legati al mondo del Motorsport.

Clay Regazzoni, il ricordo di Gian Carlo Minardi

 

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A 10 anni dalla scomparsa, Gian Carlo Minardi ricorda l’amico Clay Regazzoni

Minardi Story – Brasile, dove tutto iniziò

Il 5 aprile 1985, col Gran Premio del Brasile, il Circus inaugurava la nuova stagione e Gian Carlo Minardi e il Minardi Team F1 firmavano il debutto in Formula 1. Dopo essersi costruita una buona reputazione in qualità di costruttore nelle formula minori, la scuderia faentina era pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, dividendo il paddock con colossi del calibro di Ferrari, Williams, McLaren, Brabham, Ligier, Renault, Alfa Romey e Tyrrel. Per il suo esordio Gian Carlo decide di affidare l’unica M185 al giovane Pierluigi Martini

Venerdì 5 aprile, in occasione delle prime prove libere, avevamo realizzato di essere arrivati in Formula 1. Il sogno era diventato realtà” ricorda Gian Carlo Minardi. Un sogno e un’avventura lunga la bellezza di ventuno stagione durante le quali ha saputo costruirsi una reputazione importante diventando trampolino di lancio per piloti, meccanici e ingegneri. Il primo Gran Premio, corso sulla pista di Jacarepagua a Rio, terminò a venti giri dalla bandiera a scacchi per un problema al motore.

Le soddisfazioni però non mancano. Nel 1990, a San Paolo, “Piero” Martini piazza la Minardi M190 in quarta fila grazie all’ottavo tempo assoluto, chiudendo la corsa nella top-ten, al nono posto. Il miglior risultato in gara viene raggiunto nel 1992 da Gianni Morbidelli che porta la sua M192 al settimo posto – partendo dalla ventitreesima posizione in griglia –  dopo aver conquistato l’ottava posizione l’anno precedente al volante della Minardi M191, davanti alla Lotus di Mika Hakkinen e alle spalle della Benetton del brasiliano Moreno. La vittoria quest”anno andò ad Ayrton Senna (McLaren) davanti a Patrese (Williams) e Berger (McLaren). Erano gli anni delle pre-qualifiche, di un parco macchine composto da quasi quaranta vetture e dei punti assegnati ai primi sei classificati. Nel 2001 col brasiliano Tarso Marques entriamo nuovamente nella top-10, chiudendo al nono posto.

F1 | E’ di Morbidelli il miglior risultato in Messico

E’ con Gianni Morbidelli che Minardi Team ha colto il miglior risultato all’Autodromo Hermanos Rodriguez. Era il 16 giugno 1991 e il Circus faceva capolinea a Città del Messico per il sesto appuntamento del Mondiale

Quell’anno la scuderia fondata da Gian Carlo Minardi schierava Pierluigi Martini, alla sua quinta stagione col team faentino, e il 23enne Gianni Morbidelli al volante della Minardi M191 motorizzata Ferrari. Per la prima volta nella sua storia la Scuderia del Cavallino Rampante forniva il suo propulsore ad un altro team.

Su un parco macchine composto da trentaquattro monoposto, ventisei presero parte al gran premio, superando le pre-qualifiche e le qualificazioni.

La Minardi, alla sua settima stagione nel mondiale, piazza “Piero” Martini in quindicesima posizione e Gianni Morbidelli in ventitreesima, rispettivamente a 2.5 sec e 3.6sec dalla pole di Riccardo Patrese su Williams.

Se la gara di Martini dura solamente quattro tornare – autore di un testacoda – Gianni Morbidelli si rende protagonista di una rimonta importante, chiudendo al settimo posto e sfiorando la zona punti (in quegli anni la F1 attribuiva i punti solamente ai primi sei classificati), a un giro da Riccardo Patrese (Williams-Renault), Nigel Mansell (Williams-Renault) e Ayrton Senna (McLaren-Honda). Col  ritiro dei ferraristi Alesi e Prost, Maranello taglia il traguardo della corsa grazie alla Minardi.

Con il sistema di punteggio attuale, la Minardi avrebbe centrato la zona punti già in occasione del Gran Premio del Messico 1986 – alla sua seconda stagione in Formula 1 – grazie all’ottavo posto firmato da Andrea De Cesaris (partendo dalla 22esima posizione in griglia) al volante della Minardi M186 motorizzata Motori Moderni. Erano gli anni dei motori turbo e il Minardi Team lottava contro i colossi del calibro di BMW, Renault, Honda, Ferrari, Alfa Romeo con un propulsore privato.  In quattordicesima posizione concludeva invece Alessandro Nannini.

Nel 1988 lo spagnolo Luis Perez-Sala, in coppia  col connazionale Adrián Campos, portava la M188 motorizzata Ford in undicesima posizione.

Frits Van Eerd si impone a Monza con la Minardi PS04/B

Grande protagonista a Imola durante l’Historic Minardi Day, regina indiscussa a Monza. Parliamo della Minardi PS04/B di Frits Van Eerd che ha dettato legge nel Tempio della Velocità di Monza, conquistando la vittoria di gara-2 e il secondo posto nella prima gara valida per il terzo appuntamento del BOSS GP.

Frits Van Eerd, insieme alla Minardi PS04/B progettato dall’ ingegnere Gabriele Tredozi per il Mondiale di Formula 1 2005, ha sbaragliato una concorrenza che ha visto al via, tra le 29 monoposto, anche la Toro Rosso STR1, la Jaguar R5, la Benetton B197 e la Super Aguri SA06.

Con ancora tre appuntamenti in calendario, in programma sui tracciati di Assen, Brno e Imola per il gran finale, Frits Van Eerd occupa la quarta posizione in classifica con 83 punti, parimerito col connazionale olandese Klaas Zwart su Jaguar F1

A Frits Van Eerd  e a tutto il suo staff, vanno  i più sentiti complimenti di Gian Carlo Minardi per questa bellissima vittoria. “A ottobre saremo all’Autodromo di Imola per tifare Frits

Minardi.it incontra Giovanni Lavaggi

Ha esordito nel Motor-sport a 26 anni e a 35 anni ha corso il suo primo Gran Premio di Formula 1, approdando successivamente nel 1996 alla corte di Gian Carlo Minardi. Nel suo palmares anche la vittoria della 24 Ore di Daytona oltre ad aver costruito e progettato una LMP1 da privato.

Ad una settimana dall’inizio del nuovo Mondiale di F1, Minardi.it ha incontrato Giovanni Lavaggi “Sinceramente non seguo molto il Mondiale. Trovo le gare poco interessanti e attraenti. Purtroppo i sorpassi si contano col contagocce. I duelli che hanno fatto grande questo sport sono estinti e le macchine le trovo troppo complicate

Facciamo un passo indietro  e torniamo al Gran Premio di Germania 1996, anno del tuo debutto al volante della M196 spinta dal Ford
E’ stata un’esperienza molto bella. Nonostante le difficoltà economiche attraversate dal team in quel periodo, nella squadra ho trovato grandissimi professionisti. Il telaio della macchina era veramente eccezionale, e non scherzo. Il tallone d’Achille era il motore. Oltre a pagare dazio sul fronte della potenza, l’affidabilità era veramente scarsa.  In sei week-end ho rotto sette motori. A dimostrazione di quanto fosse valido il telaio, sulla pista del Motor-show a Bologna abbiamo rischiato di vincere, contro Benetton  e Ligier.

Cosa ti è mancato per restare più a lungo nel Mondiale?
Sicuramente il supporto economico. Fin dall’inizio ho dovuto cavarmela con le mie forze. In quegli anni la Regione Sicilia avrebbe avuto i mezzi per supportarmi, poiché ero l’unico pilota siciliano in Formula 1, ma purtroppo tale collaborazione non si concretizzò.

Ieri come oggi, c’era un team che dominava la scena: la Williams, mentre oggi abbiamo la Mercedes. Dei cicli che si ripetono sempre.
Con la differenza che oggi, anche i team più piccoli, possono contare su una motorizzazione praticamente pari a quella ufficiale. A quell’epoca noi pagavamo anche 180 CV in meno, quasi il 25%. Pertanto diventava impossibile lottare alla pari con gli altri, nonostante un telaio molto buono, come dimostra il risultato di Budapest. In un tracciato il cui il motore cantava  meno, sono riuscito a chiudere nella top-ten

Nel  1995 ha vinto anche la 24 ore di Daytona. Che differenza hai visto tra Europa e USA?
Non posso dire di aver vissuto a pieno l’esperienza americana poiché correvo con un team semi-ufficiale Porsche, la cui collaborazione con la casa di Stoccarda proseguiva  dal 1989. Ho corso anche tre edizioni della 24 Ore di Le Mans. Devo dire che la più grande differenza è il livello dei piloti. In Europa il livello è decisamente più elevato

Dopo la F1 sei passato alle ruote coperte, progettando e costruendo anche una LMP1
Dopo l’esperienza in F1 era difficile trovare nuovi stimoli per continuare, pertanto ho deciso di dare vita ad un mio team correndo con una Ferrari 333 e ottenendo importanti risultati con podi e vittorie, come nella 1000 Km di Monza e Magny-Course. Al mio fianco ho avuto anche Gaston Mazzacane, arrivato poi in Minardi nel 2000. Quando la Ferrari decise di non farmi più avere i pezzi di ricambio in tempopensai di arrangiarmi da solo. Quello fu il primo passo, che mi portò a progettare e realizzare privatamente una LMP1. Sapevo che sarebbe stata una sfida non facile. Lo stesso Gian Carlo, col quale ho mantenuto un ottimo rapporto, me lo disse ma mi sono sempre piaciute le sfide impossibile. Anche perché avrei dovuto lottare con Audi, Peugeot ecc

Nonostante le risorse economiche ristrette, la macchina era buona, facile da guidare  e con un grande potenziale. Alla fine del 2006 eravamo solamente a 2” dalla pole. Contemporaneamente alla crisi economica, c’erano da affrontare i cambi di regolamenti che richiedevano importanti investimenti. Condizione impossibile per un privato. Siamo andati avanti fino al 2009. Occasionalmente partecipo alle gare storico e mi è capitato di dividere l’abitacolo con Emanuele Pirro

 

Minardi.it incontra Giancarlo Fisichella “Tutto è partito da Faenza”

Il mondiale di Formula 1 è pronto ad alzare il sipario con la prima sessione di test collettivi sulla pista di Barcellona. In attesa di vedere in azione le nuove monoposto www.Minardi.it ha avuto il piacere di incontrato Giancarlo Fisichella, reduce dalla 24 Ore di Daytona al volante della Ferrari 488 GTE. Prosegue il nostro percorso tra i piloti che hanno contribuito a rendere grande il Minardi Team, scrivendo pagine importanti. Da Faenza è partita la lunga carriera del driver romano.

Facciamo un passo indietro al 1995, collaudatore Minardi Team per diventare pilota ufficiale l’anno successivo. Com’è avvenuto il contato con Gian Carlo Minardi?
Arrivavo da una bella stagione in Formula 3 nel 1993. In quel periodo ero sponsorizzato dalla Marlboro, come il Minardi Team.  A fine stagione Gian Carlo mi fece provare la Formula 1 sulla pista di Fiorano. Si realizzava un sogno. Dalla F3 ero arrivato in F1. Il test andò molto bene e nel 1995 divento collaudatore per Faenza

Ci racconti la tua stagione di esordio. Otto gran premi e un ottavo posto in Canada
Nel 1996 avrei dovuto coprirei il ruolo di collaudatore/terzo piloto. A dieci giorni dal Gran Premio d’Australia  arriva la chiamata, inaspettata, di Gian Carlo per dirmi che avrei corso da pilota ufficiale. Ero al settimo cielo, perché avrebbe dovuto correre Taki Inoue. Da li è iniziato tutto. Ero un pilota di F1. E’ stata una buona stagione, anche se abbiamo avuto qualche problema di affidabilità. Il Minardi Team era certamente una buona realtà.

Cosa ti ha insegnato Gian Carlo Minardi e l’avventura nel suo team?
E’ stata un’avventura importantissima. Grazie a Minardi ho realizzato il mio sogno, diventando un pilota di Formula 1. Mi ricordo ancora il primo briefing. Ero nella stessa stanza insieme ai miei idoli, come Schumacher, Berger, Alesi. Non dimenticherò mai quei momenti

A tuo avviso, qual è stato il punto di forza di Gian Carlo negli anni di F1. Un piccolo team che mette a segno 340 gp.
Era una piccola realtà che sapeva camminare grazie alle sue forze e alla passione di Gian Carlo. Hanno lottato contro colossi e case costruttrici ufficiali pur di restare nel Circus. Al suo interno ho conosciuto ingegneri e meccanici fantastici. Mi sentivo veramente a casa. Gian Carlo Minardi è una persona che ha nel cuore la passione per questo sport.

Come tanti altri piloti di talento, la tua carriera è iniziata a Faenza. Purtroppo oggi  l’Itali non ha nessun portacolori in F1.
Purtroppo oggi, come non mai, contano i budgets che un pilota è in grado di portare. Entrare in F1 è veramente difficile. Da qualche anno la Ferrari porta avanti il progetto FDA e sono certo che il prossimo pilota uscirà proprio da questo programma. Senza quel tragico week-end in Giappone, che ci ha strappato via Jules, oggi Bianchi sarebbe in un top team. Ci sono diversi ragazzi interessanti come Fuoco, Giovinazzi e Ghiotto, solo per citare i primi tre.

Da Faenza, è partita la tua grandissima carriera tra Jordan, Benetton, Sauber, Renault, Force India e Ferrari. 231 gran premi e 275 punti iridati. Tra i vari compagni di Box, chi è stato l’avversario più tosto?
Senza alcun dubbio Fernando Alonso, guarda caso un pilota cresciuto in Minardi. Insieme abbiamo vinto i due titoli con la Renault

Oltre a Minardi, anche Flavio Briatore ha avuto un ruolo importante nella tua carriera. Puoi mettere a confronto queste due personalità di spicco del motor-sport mondiale?
Gian Carlo Minardi è sicuramente la persona più importante visto che mio ha dato la possibilità di esordire in Formula 1. Nel 1997, dopo il test ad Estoril, Briatore mi ha messo sotto contratto, girandomi inizialmente alla Jordan. Due personaggi che hanno scritto pagine importanti della storia di questo sport. Sono stati due grani manager che hanno scoperto grandi piloti.

Sei passato alle gare endurance al fianco di Ferrari vincendo, tra le altre cose, due volte la 24 Ore di Le Mans. Cosa rappresenta per un pilota vincere la maratona per eccellenza
Parliamo della gara più importante. Incredibile, emozionante e molto difficile. Vincere la 24 Ore di Le Mans, è qualcosa di unico. Quest’anno, con la Ferrari 488, andrò a caccia del tris

Quest’anno il Gran Premio di Azerbaijan sarà in concomitanza con Le Mans. Una casualità o mossa politica di Mr. Ecclestone? Sei d’accordo che un pilota di F1 prenda parte anche a Le Mans?
L’anno scorso mi ha fatto piacere vedere vincere Nico Hulkenberg. Ci dovrebbe essere la passibilità di poter scegliere. E’ certamente un peccato la concomitanza di quest’anno

A Daytona hai portato al debutto la nuova Ferrari 488. Quali sono i punti di forza rispetto alla 458 Italia e quali sono le tue aspettative per la stagione.
E’ un passo avanti in tutti i settori rispetto alla 458. Ci sono stati miglioramenti nel grip, aerodinamica, guidabilità e assorbimento nei passaggi sui cordoli. Purtroppo a Daytona siamo stati penalizzati dal BOP. Quest’anno sarò con Risi Competizione, insieme a Toni Vilander, pilota che conosco molto bene avendo vinto insieme Le Mans. E’ un pilota straordinario con una grande esperienza nell’endurance. Speriamo di vincere il campionato, iniziando dalla prossima tappa: la 12 ore di Sebring a metà marzo

Paolo Barilla, pilota e imprenditore di successo. L’intervista

Paolo Barilla, oltre ad essere un noto imprenditore italiano, è stato anche pilota automobilistico che ha difeso i colori del Minardi Team sia in Formula 2 che in Formula 1, prima di vincere la 24 Ore di La Mans e partecipare alla Dakar.   Il Campionato del Mondo di F1  è prossimo ad alzare il sipario coi primi test ufficiali a Barcellona e  Minardi.it ha incontrato Paolo per parlare del suo passato nel Motor-sport e della situazione attuale del Circus.

Negli ultimi anni la Formula 1 ha perso diversi marchi importanti. E’ ancora un buon investimento?
In questo momento, no. La Formula 1 è un modello obsoleto poiché non è stata in grado di rinnovarsi stando al passo con i tempi. Bernie Ecclestone e il fondo CVC che gestisce il business non stanno facendo le azioni necessarie per un suo rilancio.

In che senso?
Gli uomini nascono in un contesto e costruiscono un sistema in base alla loro cultura ed esperienza. Ha fatto il suo tempo. Come esempio possiamo usare l’architettura. Oggi, per progettare e costruire, bisogna conoscere le ultime tecnologie in ambito energetico dove, allo stile e al design, si abbina l’innovazione tecnologica. Ecclestone è stato un ottimo commerciale che vendeva un prodotto il cui marketing, negli anni ‘80, veniva fatto in modo magistrale principalmente dalla Philip Morris. Col divieto delle pubblicità sulle monoposto l’impegno è andando scemando. Oggi la Red Bull sta provando a fare qualcosa di simile, ma in modo diverso e meno impattante.

Negli ultimi anni i gran premi hanno registrato un calo di interesse
Siamo nell’era dei videogiochi, il cui fatturato è da capogiro. Perché un ragazzo dovrebbe stare davanti alla TV per quasi due ore a guardare uno spettacolo dove succede poco, quando potrebbe essere lui il vero protagonista con un videogioco, che esso sia di motori o avventura? Non sarebbe più utile coinvolgere direttamente il pubblico giovane rendendolo protagonista?

In che modo?
Creando un Campionato del Mondo Virtuale di F1, parallelo al reale. Con gli stessi team, le stesse macchina e lo stesso calendario in cui i piloti sono i ragazzi scelti, perché no, dai team stessi. Ferrari, Mercedes, McLaren, Red Bull ecc potrebbero avere anche un team virtuale. In questo modo si attirerebbe un pubblico molto numeroso, fondamentale anche per gli sponsor stessi. Bisogna unire le forze. Il mondo è cambiato velocemente. Guardiamo Facebook, Google …

Si parla di intervenire sui regolamenti tecnici per migliorare lo spettacolo
Non devono essere gli ingegneri a cambiare la F1. Loro stravedono per i numeri. Persino la vernice della macchina è un peso inutile. E’ come andare al ristorante portandosi dietro il nutrizionista. Coinvolgerei persone che si occupano di spettacolo per farsi dare un’opinione e suggerimenti, vedrei bene uno scenografo di Hollywood. Trovo limitante voler salvare la Formula 1 intervenendo solo sui regolamenti tecnici. Cosa serve avere macchine da 1000 CV? Oggi abbiamo già una F1 velocissima. I Pit-stop vengono fatti in 2”… A volte non mi accorgo se le gomme sono state realmente cambiate. Non si potrebbero usare meno meccanici? Le macchine affrontano i cambi di direzione e chicane in modo troppo rapido. Sembrano correre su dei binari, senza la minima sbavatura. Sembra tutto facilissimo. Non viene trasmesso lo sforzo fisico del pilota e la sua abilità. Se guardiamo una gara di MotoGP, si percepiscono tutti i gesti e gli sforzi che devono affrontare i piloti per l’inserimento in curva. Bisognerebbe lavorare sul coefficiente di aderenza.

I team hanno delle responsabilità?
L’intero sistema va rivisto. L’audience cala e quindi Ecclestone aumenta il numero di gran premi portando la Formula 1 verso paesi senza una storia motoristica come l’Azerbaigian … Come si dice da noi è “uno spremitore di limoni” Preferisce spremere fino all’ultima goccia gli organizzatori e i circuiti, minacciandoli di portare via la corsa. Purtroppo i team guardano solamente il loro business. Prendiamo il caso della Renault che proprio in questi giorni ha presentato il team: sono tornati come costruttori solamente perché gli è stato garantito lo stato di “team storico” ovvero una fetta dei proventi televisivi. Sono rientrati dalla porta di servizio senza dare uno stimolo per grandi cambiamenti.

Anche quest’anno non ci saranno piloti italiani in Formula 1, nonostante si mettano in evidenza nel campionati internazionali più importanti come GP2, GP3 e F3 Europea
La Formula 1 oggi è troppo costosa per le aziende. Ci vorrebbe l’intervento diretto della Ferrari e della Federazione per aiutare i ragazzi a crescere e a trovare poi uno sbocco nel professionismo.

La carriera tra i motori di Paolo Barilla inizia dai kart, dove si fa le ossa per cinque anni, prima del suo ingresso tra le monoposto partecipando alla Formula Abarth. “Ero un autodidatta, nel senso che non avevo nessuno al mio fianco. La prima parte della stagione è volta all’apprendistato, ma una volta preso confidenza con la vettura scalo le posizioni portandomi nel gruppo dei primi” L’incontro con Raverotto nel 1981 lo porta a correre in Formula 3 “Nelle prime quattro gare conquistai 28 punti, grazie a due successi e due podi. Nelle restanti gare, per qualche incidente e per problemi tecnici, ho fatto solamente 12 punti in altrettanti appuntamenti. Durante la stagione Gian Carlo Minardi mi contattò per correre con lui in Formula 2, a Donington e Pergusa. In quegli anni però ero abbastanza sprovveduto, nel senso che correvo perché mi piaceva, senza avere un programma preciso e la F2 era un bel traguardo poiché aveva il doppio dei cavalli rispetto alla F3. Per essere un esordiente le due gare andarono bene, lottando a centro gruppo. L’anno successivo decisi quindi di proseguire col Minardi Team, che nel frattempo aveva perso l’appoggio della Pirelli. Pertanto la stagione scivolò via in modo anonimo.  Volevo diventare un pilota professionista e passai pertanto ai prototipi e, successivamente, andai in Giappone con la F3000

Nel 1987 l’amico Pierluigi Martini lo chiama per correre con lui in F3000. “La stagione precedente Piero si era messo in evidenza con una Ralt non ufficiale. Le premesse erano quindi buone” Fin dall’inizio del campionato qualcosa però non va “La macchina non è all’altezza delle aspettativa e non riusciamo a capirne il motivo. A stagione inoltrata, e casualmente, ci accorgiamo che nel telaio mancava una parte della centina del serbatoio. Un errore di costruzione alquanto strano. Ci sistemano il telaio e torniamo subito davanti a tutti, anche alle Ralt ufficiali. Purtroppo però in gara la nostra macchina si fermò per un cedimento

Nel 1989 arriva la chiamata da Gian Carlo per sostituire Martini in F1
Il sogno era la Formula 1 e quando Minardi mi chiamò per sostituire l’infortunato Martini accettai subito. Per di più si correva a Suzuka, una pista che conoscevo come le mie tasche. Purtroppo però non riuscivo a stare dentro l’abitacolo, costruito attorno alle misure di Piero. In qualifica riesco a fare, per i dolori, solamente un run, mentre in gara si ruppe la frizione. Col senno del poi forse è stato meglio così.

L’anno successivo fai coppia con Martini con la M190
Anche la macchina nuova era sempre troppo stretta per la mia statura. La stagione partiva già in salita, ma decido di andare comunque avanti. Otteniamo dei buoni risultati, ma il problema principale erano le gomme. La Pirelli, in quel momento, non aveva la forza di fornire tutti i suoi team allo stesso livello qualitativo, prediligendo in particolar modo la Tyrrel di Alesi. In Giappone avevo collaborato con la Bridgestone nello sviluppo delle gomme per la F1, quindi avevo un know-how ottimo e fin dai primi giri mi accorgevo se qualcosa non funzionava nel verso giusto. In più, nelle prove invernali ad Estoril con la macchina vecchia, avevo girato più veloce di 3” rispetto al week-end di gara dell’anno successivo. Purtroppo la Pirelli non l’ha mai dichiarato apertamente. La stagione è finita in modo inglorioso

Come giudichi la tua esperienza nel Mondiale?
E’ stata un’esperienza fantastica e straordinaria. In quegli anni il mio obiettivo era arrivare in F1. Non ci fossi riuscito mi sarebbe mancato qualcosa. Dopo ho capito che non è l’ambiente che fa per me poiché non rispecchia il mio carattere. Per restare in F1 devi essere molto determinato, pronto a tutto. Devi fare in modo che tutti ti ascoltino tenendo altissima la tensione all’interno del team, come facevano Senna o Piquet. In un’intervista recente Piquet ha dichiarato di aver attaccato più volte Mansell su episodi personali col solo obiettivo di destabilizzarlo e toglierli la concentrazione. Se arriviamo ai giorni nostri, Vettel con Webber è stato molto duro. In Verstappen rivedo la stessa determinazione. Sembra dire “toglietevi che sto arrivando”

Hai vinto anche la 24 Ore di Le Mans
Nelle gare endurance sono sempre andato molto bene. Anche il tipo di ambiente era decisamente diverso. Il mio carattere non tende a prevaricare gli altri e con i compagni ho sempre collaborato per raggiungere il migliore obiettivo comune

… oltre ad aver partecipato a diverse edizioni della Dakar
Esperienza piacevole e magica, soprattutto quella africana. Ho partecipato a diverse edizioni senza ambizioni di risultato. Volevamo solamente arrivare al traguardo vivendo l’esperienza al meglio.

Minardi.it incontra Luca Badoer “Minardi, team principal eccezionale”

32 gran premi col Minardi Team, tra le stagioni 1995 e 1999, e un grande rammarico legato al Gran Premio d’Europa sul tracciato del Nurburgring per Luca Badoer. Prosegue il nostro cammino tra i piloti che hanno contribuito a scrivere la storia del team faentino fondato da Gian Carlo Minardi. Insieme a Luca abbiamo parlato certamente del suo periodo a Faenza, ma anche dell’ impegno al volante del Cavallino Rampante

Nel 2010 hai annunciato il tuo ritiro in qualità di tester Ferrari, dopo 12 anni. Hai ancora dei contatti con Maranello e di cosa ti occupi oggi?
Nel 2010 ho annunciato il ritiro dal ruolo di test Ferrari, ma la collaborazione con Maranello è proseguita anche nei quattro anni successivi nello sviluppo delle vettura GT. Dall’anno scorso lavoro nell’azienda di famiglia

Facciamo un passo indietro, al 1994, quando diventi tester Minardi per poi essere promosso a pilota ufficiale l’anno successivo.  Cosa ti ha portato a scegliere il team di Faenza e cosa ti ha colpito?
Innanzitutto era un team Italia e Gian Carlo Minardi viveva la sua esperienza in Formula 1 con grande passione. Per me rappresentava certamente una buona opportunità, in prospettiva ’95. Effettivamente insieme abbiamo raccolto dei buoni risultati. Io ero ancora giovane e ho avuto la possibilità di imparare molto. Esperienza positiva

Sei poi tornato a Faenza dopo 5 anni, nel 1999
In quel periodo ero anche sotto contratto con la Ferrari in qualità di tester. Gian Carlo mi ha voluto fortemente con se e questo mi ha fatto enorme piacere. Da parte mia ero ben contento di far ritorno a Faenza. Ancora una volta è stato un anno positivo.

…. negli occhi di tutti gli appassionati resta quel “maledetto” gran premio d’Europa. A pochi giro dal traguardo eri in quarta posizione.
Fa parte di quegli episodi che non si possono dimenticare. A pochissimi giri dalla bandiera a scacchi eravamo in lotta per il podio, ma purtroppo si ruppe il cambio. Avremo potuto raggiungere un risultato strepitoso per un piccolo team. Inoltre non dobbiamo ricordare che in quegli anni i punti li prendevano solamente i primi sei…

Cosa hai pensato in quel momento e cosa ti disse Gian Carlo Minardi al rientro ai box?
Non me lo ricordo, ma fu un trama per tutto il team. In prima persona per me. Stavamo facendo qualcosa di straordinario. Un brutto colpo.

Quel risultato, avrebbe potuto cambiare la tua carriera in Formula 1?
Difficile da dire. La carriera in Formula 1 te la costruisci con le prime scelte e purtroppo io non  sono stato molto fortunato. Ho debuttato con Scuderia Italia, con una vettura disastrosa che forse mi ha precluso il cammino. Il podio del Nurburgring ’99 avrebbe potuto aiutare, ma comunque ero già collaudatore Ferrari. La mia strada era disegnata.

Hai corso per Scuderia Italia, Minardi, Forti e Ferrari. Qual ‘è il punto di forza che ricordi del team di Faenza?
Il mio ricordo è quello di una struttura piccola, ma ben organizzata e con una grande passione. Gian Carlo Minardi è stato un team manager eccezionale. Ancora oggi lo incontro con molto piacere

Nel 2009 hai sostituito Felipe Massa al volante della F60 durante il Gran Premio di Valencia. Un italiano al volante della rossa in un gran premio. Un sogno che diventava realtà?
Si, un sogno che si è presto trasformato in un incubo…

Che difficoltà hai incontrato?
Arrivavo da un periodo di stop lungo sette mesi poiché i test iniziavano ad essere vietati. Non conoscevo la vettura e la F60 era difficile e poco competitiva. Eravamo le prime apparizioni del kers. Alla fine non mi sento di avere colpe poiché chi mi ha sostituito non ha fatto melgio. Era una macchina che richiedeva molti test per capirla e interpretarla al meglio

Anche quest’anno l’Italia non sarà rappresenta da piloti in F1 anche se saranno presenti nei campionati internazionali più importanti come GP2, GP3 e F3 Europea. Cosa pensi sia dovuto?
Difficile dare una risposta poiché non sono la persona adatta. Certamente è triste non avere dei nostri ragazzi protagonisti nel mondiale

Manca anche un team come la Minardi che puntava molto sui giovani?
Sicuramente. Soprattutto manca un personaggio come Gian Carlo Minardi che scommetteva sui giovani. Non aveva paura di puntare sui debuttanti.

Cosa pensi della Formula 1 moderna e sei d’accordo sul divieto ai test, spostando quindi tutto sul virtuale?
Fosse per me tornerei subito a liberalizzare i test. Si parla tanto di riduzione, ma contemporaneamente si costringono i team a dotarsi di questi simulatori e software all’avanguardia e costosissimi. A volte vengono prese delle decisioni con troppa leggerezza. Per quanto realistici, è sempre meglio scendere direttamente in pista. Nella mia avventura in Ferrari ho coperto qualcosa come 135.000 km, di cui 32.000 solamente in una stagione.

 

Giocando coi numeri

In questi giorni di apparente tranquillità, aspettando con trepidazione la presentazione delle nuove monoposto, a poco più di dieci anni dall’ultimo gran premio del Minardi Team F1 ho voluto giocare coi numeri e le statistiche.

Naturalmente è stato un vero gioco, ma i numeri che sono emersi sono simpatici e da una parte mi gratificano, considerando anche il sistema punteggio di quegli anni, le risorse economiche ridotte e le varie difficoltà nel reperire motori e gomme. Se da una parte il team Minardi è al primo posto come numero di gran premi disputati senza conquistare alcun podio (siamo infatti arrivati tre volte al quarto posto) dall’altro occupiamo ancora la settima posizione, alle spalle di colossi del calibro di Ferrari, McLaren, Williams, Lotus, Tyrrel e Brabham, come numero di gran premi disputati in totale. 340 gran premi, contro i 326 di Liguer, 311 di Sauber e 300 di Renault, che proprio quest’anno tornerà come costruttore. Nella classifica punti, rientriamo nella Top 40, col 36esimo posto davanti a Prost Gp, Toleman, Footwork. Ci sono volute 73 gare prima di disputare un giro in testa (1989 – Gp Portogallo con Martini) contro i 178 di Sauber e 82 della BAR.

Sul fronte piloti, Pierluigi Martini è al quattordicesimo posto come numero di gran premi corsi col medesimo costruttore (103) su 118 partenza nella sua carriera in Formula 1 che lo collocano in 48esima posizione assoluta (primo è Barrichello con 323 Gp) e al sesto posto tra gli italiani. Nella Top six dei debuttanti più giovani, il Minardi Team è rappresentato da Fernando Alonso (19 anni e 218 giorni) ed Esteban Tuero (19 anni e 320 giorni). Niente male

Come dicevamo sono solamente numeri, ma se vogliamo continuare a giocare coi “se” notiamo che col sistema di punteggio attuale, la Minardi sarebbe andata a punti fin dalla stagione di esordio grazie ad un ottavo posto in Australia di “Piero” Martini. In ventuno stagioni, solamente nel 1987 non avremo raggiunto la Top-10. L’altro grande rammarico è legato alla fornitura del motori. Oggi i costruttori sono obbligati a fornire Power-Unit tutte uguali, salvo deroghe fatte ad hoc, come nel caso di Toro Rosso per il 2016. Come Minardi, già anni avevamo tentano (invano purtroppo) di porre l’attenzione verso questa regola, poiché eravamo costretti a correre con propulsori vecchi anche di tre generazioni. Nonostante tutto però, in alcune circostanze, siamo riusciti a stare davanti a costruttori ben più blasonati. Piccole soddisfazioni.

Con un sorriso in più, ci prepariamo a vivere e seguire da vicino un’altra intensa stagione di Formula 1 … e che vinca il migliore.