F1 | Robert Kubica torna a guidare una F1. Minardi “Spero di rivederlo primo attore”

Sono le notizie che fanno bene allo sport e alla Formula 1. Robert Kubica è tornato al volante di una monoposto di Formula 1, a distanza di oltre sei anni da quel terribile 6 febbraio 2011 quando il polacco uscì di strada durante il rally di Andora andando a sbattere con la Skoda Fabia.

Sono state ben 115 le tornate messe a segno da Robert, al volante della Renault E20 del 2012 sul circuito di Valencia. A 32 anni gli auguro di poter tornare nel Circus come primo attore, per poter riprendere quel cammino che ha appassionato tantissimi fans. Con caparbietà e testardaggine è riuscito a tornare al volante di una monoposto con prestazioni importanti.

Oggi la F1 ha bisogno di personaggi mediatici e Robert è uno di loro grazie alla sua schiettezza, sincerità e velocità. Questo test è stato anche una bella mossa promozionale per l’intero ambiente. Come ho già avuto modo di sottolineare più volte la Formula 1 deve trovare un punto di contatto coi suoi tifosi. Non può continuare a restare chiusa dentro dei bunker chiamati motor-home.

Questo sport, per garantirsi un futuro, deve guadagnarsi il ricambio generazione anche degli appassionati, che lo si ottiene attraverso le nuove leve di piloti e coi personaggi. Il risultato in termini di afflusso dell’Historic Minardi Day è la conferma di quanto sia grande la voglia da parte degli appassionati di motorsport e tifosi di F1 di toccare con mano e vedere da vicino le macchine e i suoi protagonisti, entrando all’interno dei box per incontrare piloti, meccanici e ingegneri o anche solo per osservare le vetture smontate o pronte ad entrare in pista.

Gian Carlo Minardi

F1 | Minardi “Nervosismo in casa Mercedes, ma occhio al Canada”

Il Gran Premio di Montecarlo, sesta tappa del mondiale di Formula 1, nonostante la sua particolarità – chiamarlo circuito è quasi un’eresia – ci ha dato indicazioni interessanti sul potenziale tecnico delle monoposto.

Parliamo di un tracciato in cui la power-unit ha un ruolo minore rispetto alla maggior parte delle realtà in calendario, rispetto a telaio e, soprattutto, all’abilità del pilota. Proprio sotto questo aspetto è sempre spettacolare vedere questi ragazzi sfrecciare a 300 km/h, sfiorando. Tutti si meritano un grande applauso

Ferrari SF70H – Doppietta importante
La doppietta messa a segno da Vettel e Raikkonen è stato un esame importante poiché da diversi anni la Ferrari non riusciva ad imporsi a Montecarlo. Un risultato di buon auspicio per il proseguo della stagione, anche se ci saranno molti gran premi dove la Mercedes tornerà in auge (vedi Montreal). La Ferrari deve proseguire su questa strada cercando di evitare diatribe interne per puntare al titolo costruttori (alla loro portata) e al piloti. Sarà importante gestire il vantaggio in classifica in virtù di possibili penalty dovute alla sostituzione dei componenti della PU.

Mercedes W08 – Nervosismo all’interno del team
Tra le stradine del principato Hamilton e Bottas hanno pagato il dazio più pesante. Fuori dal podio con entrambi i suoi piloti. La W08 ha pagato il passo lungo. Si respira un certo nervosismo all’interno dei box che li porta a commettere errori di strategia. Lo stesso Hamilton, in queste situazioni, va nel pallone come già successo nella passata stagione. Tra poco più di una settimana, a Montreal, potremo vedere una Mercedes completamente diversa e in piena lotta, sia per il doppio overboost sia per le caratteristiche del tracciato canadese: circuito di motore e freni. Il queste situazioni il passo lungo potrebbe essere un vantaggio. Inoltre non avremo temperature così alte come nel principato.

McLaren MCL-32 – C’è del buono nel progetto
Si è rivista anche la McLaren a dimostrazione che il problema il telaio non è un disastro completo. Jenson Button e Stoffel Vandoorne erano riusciti a conquistare la Q3, ma in gara entrambi sono caduti in errori fatali. Il belga era anche in zona punti, prima del ritiro. Fernando Alonso, che ha compiuto una 500 Miglia di Indianapolis eccezionale nonostante il ritiro per rottura del propulsore Honda, ancora una volta ha sbagliato le tempistiche delle sue scelte. A Montecarlo avrebbe certamente fatto la differenza conquistando punti importanti per il suo team.

Red Bull RB13 – Aspettando Ungheria e Singapore
Weekend positivo anche per la Red Bull che deve fare i conti con una power unit non all’altezza di Ferrari e Mercedes. A Montecarlo il telaio, e i piloti, hanno fatto la differenza. Se con Verstappen la strategia non è stata perfetta, il muretto si è riscattata con Ricciardo (dopo l’errore 2016). Restando più a lungo in pista, l’australiano è riuscito a sopravanzare il finlandese di casa Mercedes e il compagno di box. Ci potrebbero essere altri circuiti a loro favorevoli come Ungheria e Singapore. In Canada dovranno fare attenzione all’impianto frenante che si è dimostrato uno dei loro talloni d’Achille.

Toro Rosso STR12 – Bravo Carlos!
In particolare è lo spagnolo Carlos Sainz ad essersi messo in evidenza fin dalle qualifiche, portando la sua STR12 in terza fila alle spalle della vettura maggiore RB. Da alcuni gran premio lo spagnolo riesce a stare a ridossi dei big e sta portando avanti un bel campionato. Col sesto posto ha portato al team punti importanti in ottica campionato, confermandosi al quinto posto davanti alla Williams. Peccato per l’ingenuità di Kvyat. Potevano essere altri due punti pesanti per la scuderia.

Gian Carlo Minardi

Indy500 | Minardi “Chapeau Nando! Ma anche questa volta la scelta non è stata azzeccata”

Nonostante il ritiro, Fernando Alonso esce a testa alta dalla 500 Miglia di Indianapolis. E’ stato il vero protagonista dell’intera edizione dando l’impressione di essere un veterano di questa fantastica gara. Fino a venti giri dalla fine era in lotta con Sato, che si è aggiudicato la 101esima edizione. Chapeau!

Ha dimostrato, anche se non ne aveva bisogno, di essere un vero fenomeno e un pilota sempre vincente soprattutto se gli si da la possibilità di lottare per le posizioni di vertice. E’ un peccato mortale non vederlo in lotta insieme ai piloti Ferrari e Mercedes.

Le scelte sbagliate però lo stanno perseguitando poiché anche in questa occasione il tempismo non è stato dei migliori. E’ mancato in un gran premio in cui avrebbe potuto fare veramente la differenza, vedendo le performance di Button e Vandoorne tra le stradine del principato a dimostrazione che la McLaren non è un disastro sotto l’aspetto telaistico. Sono certo che Nando non avrebbe commesso gli errori dei suoi colleghi di Woking.

Ora ti aspettiamo a Montrel

Gian Carlo Minardi

F1 | Liberty Media rottama il Patto della Concordia. Minardi “Importante la meritocrazia”

Fin dal suo ingresso in Formula 1 il neo presidente Chase Carey ha dichiarato apertamente di voler portare diverse novità nel Circus per avvicinare il pubblico, intervenendo anche sui regolamenti. Durante il weekend spagnolo abbiamo avuto un primo assaggio.

Durante la trasmissione radiofonica Pit Talk il manager Giovanni Minardi ha speso parole di elogio verso la nuova proprietà “La strada è sicuramente lunga, ma sono partiti bene. Stanno facendo avvicinare il pubblico ai piloti e alle macchine. Vogliono far diventare uno sport che era solo business un qualcosa di più attraente per i tifosi, ispirandosi alla Indycar, dove il contatto con i piloti è molto più elevato, con più libertà per entrare anche nel paddock comprando il biglietto.  Portare un clima “americano” può giovare solamente alla formula 1. Per un appassionato oggi diventa difficile seguire la formula 1: Di sorpassi ne vedi pochi, le gare si vincono con la strategia, bisogna dare qualcosa ai tifosi per tenere viva la passione, per evitare un declino di questo sport. Noi addetti ai lavori speriamo che riescano ad ottenere questo risultato nel minor tempo possibile. Con l’Historic Minardi Day a Imola abbiamo voluto dare un segnale su quanto ci piacerebbe vedere anche in F1, ovvero far toccare con mano le macchine” conclude Giovanni Minardi

Tra gli obiettivi in agenda c’è anche la volontà di rottamare il Patto della Concordia (in vigore fino al 2020), ovvero l’accordo che regolare la spartizione degli introiti. “Hanno ancora tre anni di tempo. Da sempre il Patto della Concordia è un argomento spinoso. Ciascun team cerca di ottenere la fetta più grande della torta” analizza Gian Carlo Minardi “In questo momento c’è troppa differenza tra i big e tutti gli altri, ma bisogna considerare la meritocrazia. Bisognerebbe partire da una fetta uguale che dia la possibilità a tutti di sopravvivere agli enormi costi, a cui aggiungere una percentuale derivante dalla classifica e dalla storicità. La Formula 1 non sarebbe la stessa senza Ferrari, McLaren o Williams. Coi loro successi danno un forte appeal alla categoria” concludere l’ex costruttore faentino, reduce dal successo della seconda edizione dell’Historic Minardi Day

Indy500 | Fernando Alonso fenomenale. E’ già leggenda

Un quinto posto nelle qualifiche per Fernando Alonso di norma non è un risultato degno di nota, ma se viene conquistato al debutto assoluto nella 500 miglia di Indianapolis il sapore è certamente quello dell’impresa. Nei cinque turni di prove libere Nando è stato in grado di migliorarsi costantemente, imparando a girare in mezzo al traffico, riuscendo successivamente ad eguagliare il risultato di un’altra leggenda.

“In 106 anni della storia della Indy 500 nessun pilota di F1 è riuscito a far meglio di Fernando Alonso nelle qualifiche. E’ riuscito ad eguagliare il risultato conquistato da Jim Clark nel 1963. I paragoni non mi sono mai piaciuti ma in questo caso posso fare un’eccezione. E’ la conferma di quanto sostengo da anni, indipendentemente dai risultati delle ultime stagioni. Fernando resta uno dei piloti migliori in griglia” commenta Gian Carlo Minardi che nel 2001 ha portato lo spagnolo al debutto nel Mondiale di F1. “Il suo arrivo sta giovando enormemente all’immagine della categoria. Un risultato positivo anche in gara lo consacrerebbe ulteriormente  tra le leggenda dell’automobilismo, se ce ne fosse ancora bisogno, anche se c’è già entrato di diritto con questo risultato. Gli faccio un grandissimo in bocca al lupo e domenica tiferò per lui” conclude il manager faentino.

Il cammino al volante della Dallara-Honda griffata McLaren dell’Andretti Motorsport numero 29 è iniziato superando brillantemente la Rookie Orientation, presentandosi successivamente nel catino dell’Indiana insieme a tutti gli altri piloti per preparare al meglio i quattro giri a disposizione per la qualifica, risultando tra i più attivi in pista.

In 19 giorni ha scritto una pagina indelebile della storia del motorsport. Domenica 28 proverà a completare l’opera, ma qualunque sarà il risultato Nando ha già vinto la sua sfida con la Indy 500.

Ci aspetta un fine settimana sensazionale. Gran Premio di Montecarlo di F1 e 500 Miglia di Indianapolis

F1 | Grazie a Tomàs, la Formula 1 mostra un cuore

L’immagine simbolo del gran premio di Spagna resteranno le lacrime e il sorriso del piccolo tifoso spagnolo Tomàs (insieme al bellissimo sorpasso di Vettel su Bottas) passato velocemente dalla disperazione per l’uscita di Kimi Raikkonen alla gioia di aver incontrato e conosciuto il suo idolo finlandese all’interno dell’hospitality Ferrari.

Una simpatica storia che rende questa Formula 1 umana, rivitalizzata dalla nuova ventata d’aria introdotta da Libery Media.

Nel poco tempo avuto a disposizione la nuova proprietà è riuscita a portare delle novità che avvicinano i tifosi. In quarant’anno non mi era mai capitato di assistere ad una scena come quella col piccolo Tomàs. Un’azione apparentemente semplice che fino a pochi mesi fa era impossibile da immaginare” commenta Gian Carlo Minardi che con l’Historic Minardi Day ha riportato il pubblico tra le macchine di Formula 1, scatenando l’entusiasmo degli appassionati e di tutti gli addetti ai lavori.

Ho sempre sostenuto di aver studiato il Minardi Day sull’immagine della F1 che mi piacerebbe vedere. Una F1 più a contatto coi suoi tifosi. A Barcellona abbiamo visto qualcosa di nuovo, finalmente” prosegue il manager faentino “E’ stato molto belle vedere i piloti rispondere alle domande post-qualifiche davanti al proprio pubblico, o le hostess sparare le magliette tra le tribune.

Bella anche la risposta del pubblico spagnolo, corso numeroso per sostenere i suoi idoli Fernando Alonso e Carlos Sainz” conclude Minardi

500 Miglia Indy | Minardi “Fernando è un fuoriclasse, ma resto contrario”

Neanche il tempo di parcheggiare la sua McLaren-Honda alla fine del Gran Premio di Spagna che Fernando Alonso è dovuto volare in America, destinazione il catino dell’Indiana che ospiterà la 500 Miglia di Indianapolis. Ad attenderlo cinque giorni di prove libere in preparazione delle qualifiche al volante della Dallara-Honda griffata McLaren dell’Andretti Motorsport.

Dopo aver superato brillantemente la Rookie Orientation, il campione spagnolo ha firmato il suo debutto sull’ovale insieme a tutti gli altri protagonisti risultando uno dei più attivi in pista, a dimostrazione che non vuole solamente fare presenza. Dopo una prima giornata di apprendistato con venti giri all’attivo e il 19esimo posto, Alonso mette a segno 117 passaggi nel secondo turno a 6 dec dalla migliore prestazione di Will Power con una media sul giro di 221.029 miglia orario (24esima posizione) contro le 224.656 miglia orarie dell’australiano.

Gli occhi sono puntati sulla vettura orange numero 29 a conferma dell’ottima campagna mediatica. “Ho molto da imparare, ma ad ogni passaggio ho aggiunto un tassello, soprattutto girando in gruppo e in mezzo al traffico. Qui è molto importante restare vicino alla vettura che ti precede per avere un beneficio nel rettilineo successivo. Sta andando tutto secondo i piani” commenta lo spagnolo. Mentre striamo scrivendo è partita anche la terza sessione.

Per un Fernando Alonso soddisfatto del suo lavoro e della sua scelta, un Gian Carlo Minardi che non nasconde il suo disappunto per questa scelta “La presenta di Fernando è uno spot immenso per la competizioni. Lo stiamo vivendo fin dal suo debutto con tantissimi articoli e servizi. Sarà una 500 Miglia di Indianapolis seguita da tutto il mondo, Formula 1 compresa nonostante la concomitanza col gran premio di Montecarlo. Da ex-Team Principale non avrei acconsentito. Nonostante Fernando sia un fuoriclasse, parliamo di una gara che va preparata con molta cura, corsa su un circuito impegnativo. Gli faccio il mio più grande in bocca al lupo e lo seguirò anche io con attenzione” commenta il manager faentino

F1 | L’analisi prestazionale del Gp del Bahrain

Un weekend che non sembrava essere troppo promettente al sabato, si è trasformato alla domenica in un sogno ad occhi aperti per ogni ferrarista!

Andiamo dunque a scoprire quali sono i dettagli nascosti che hanno reso tale questo Gran Premio.

In primo luogo facciamo un breve accenno alle caratteristiche del circuito.

In generale la pista è molto stressante per le PU in quanto vanno tenuti molto sotto controllo il consumo di carburante e dei freni. Nel primo settore serve più motore e trazione, vista la presenza di due rettilinei e di due serie di curve ad angolo molto stretto nelle quali scaricare correttamente la potenza a terra è fondamentale.

Il secondo settore richiede sempre buoni sforzi di trazione, ma in generale vi prevale il fattore downforce. Perciò risulta l’intermedio più guidato, dove è fondamentale avere il giusto bilancio aerodinamico per avere una vettura sempre rapida ed efficace nei curvoni e nei rapidi cambi di direzione.

Il terzo settore, con i suoi lunghi rettilinei, è un settore in cui l’efficienza in rettilineo (PU e Cx) è l’unico elemento davvero importante.

Un primo dato interessante di questo weekend è il confronto con i tempi registrati in qualifica lo scorso anno. In una pista dove l’efficienza in rettilieno conta molto, la maggiore superficie frontale di queste vetture (data dalle ali più grandi e dalle gomme più larghe) si è fatta decisamente sentire e non ha permesso alle vetture miglioramenti significativi, tant’è che Mercedes e Ferrari hanno guadagnato meno di un secondo.

Passando ora all’analisi vera e propria, risulta sempre importante fare un richiamo al confronto tra il giro ideale (dato dalla somma dei migliori settori) e il tempo reale segnato nel Q3.

Notiamo che in generale i piloti non si sono discostati più di tanto dalla loro miglior performance, e soprattutto che Hamilton aveva effettivamente il potenziale (seppur di soli 30 millesimi) per accaparrarsi la pole nei confronti di Bottas.
Un altro particolare che si nota da questo grafico è l’importante gap fra i tempi delle diverse squadre, con un distacco dell’ultimo classificato in Q3 di circa 2 secondi e mezzo rispetto alla Mercedes di Bottas.

Rimanendo sempre sul tema “gap”, diamo un’ occhiata al grafico che visualizza i distacchi percentuali dalla pole delle due squadre al momento più competitive (ovvero Ferrari e Red Bull).

Il piccolo exploit di Ferrari è ben conosciuto da tutti e dopo ve ne darò la mia interpretazione.

Il trend positivo della Red Bull invece non è stato molto notato. La vettura dalla filosofia “low drag” è riuscita a contenere i distacchi nonostante i risaputi handicap dell’unità motrice Francese.

Per dare dunque una spiegazione al piccolo exploit in qualifica della Ferrari, risulta importante guardare quelli che sono i miglioramenti registrati tra la seconda e la terza sessione di qualifica.

Dal Q2 al Q3, come ben sappiamo, le squadre passano alle mappature più aggressive delle PU, Parlando sia in termini di motore termico e soprattutto di sistema elettrico, con un maggiore sfruttamento dell’MGU-H e dell’MGU-K.

Di solito il passaggio alle mappe motore più estreme porta a miglioramenti nell’ordine degli 8 decimi, come possiamo vedere in questo caso per le Mercedes.

Guardando però i tre motorizzati Ferrari notiamo che sono stati di fatto loro ad aver avuto i delta di miglioramento più bassi.

Perciò, unendo questo dato numerico alle sostituzioni delle PU avvenute su entrambe le rosse precedentemente alla qualifica, (trovate la tabella dei componenti usati da ogni pilota in fondo alla pagina) viene facile pensare e capire che in Ferrari hanno semplicemente scelto di non andare ad utilizzare le mappe motore più aggressive in modo da scongiurare il rischio di rotture.

Un altro elemento che ci conferma questa teoria è che nel Q2 il distacco tra la Ferrari e la Mercedes era solo di 40 centesimi… sarebbe dunque abbastanza strano che il gap si fosse trasformato in quattro decimi se entrambe le squadre avessero girato i manettini in posizione da qualifica!

Si è poi parlato di una Ferrari più carica rispetto alla Mercedes in funzione della gara e, che a causa di questa scelta, la rossa non sia riuscita ad essere veramente efficace in qualifica.

Questa considerazione è senz’altro vera ma, questo maggior carico non rappresenta di fatto un handicap per le piste veloci, e le velocità massime alla speed trap ce ne danno conferma.

La Ferrari risulta essere più carica dal punto di vista della sezione frontale, è vero, ma in realtà tutto ciò non danneggia le velocità sui rettilinei.

L’utilizzo di un assetto rake, le permette di poter viaggiare più carica in curva ma poi di abbassarsi in rettilineo, riducendo l’incidenza dei profili alari (filosofia introdotta da Newey sulla Red Bull).

Questo abbassamento, accompagnato dalla flessione dei flap anteriori, chiude il quadro di una vettura che da quanto emerso fino ad adesso, sembra avere una grande efficienza aerodinamica (rapporto tra Cx e Cz). Tali caratteristiche portano a consumi di carburante che non sembrano essere alti e un migliore comportamento sulle gomme durante la gara.

Ulteriore conferma di questa scelta per le qualifiche e anche della filosofia della vettura ci viene data dal grafico in cui viene riportata la velocità guadagnata dalla linea del traguardo fino alla speed trap.

Il sistema elettrico delle PU offre infatti grandi miglioramenti nelle performance in accelerazione. Quando però si arriva alle top speed e dunque oltre la soglia dei 300km/h l’apporto del sistema elettrico diventa quasi ininfluente e le velocità vanno a plafonare.

Notiamo dunque che, dopo essere passate sotto il traguardo con velocità più lente dovute sia alla sezione frontale maggiore sia alla mappatura più aggressiva, le Ferrari hanno guadagnato di più delle Mercedes (ricordiamoci che in F1 3 km/h non sono pochi!).

Tutto ciò grazie all’unità endotermica che ha avuto più possibilità di lavoro non avendo avuto tutto il contributo dell’elettrico, ma anche al grande abbassamento dell’assetto della vettura che avviene ad alte velocità.

Mercedes invece viaggia più leggera di ali, cercando scorrevolezza in rettilineo (si noti l’ala a cucchiaio) e probabilmente trova il carico nel suo fondo e nel suo corpo vettura più ampio; entrambi risultati della scelta del passo lungo. Una filosofia di progettazione diametralmente opposta a quella della rossa.

Filosofia progettuale che in qualche punto pecca e tende a far lavorare tanto (anche troppo) le gomme, creando cosi problemi a gomme low working range (per esempio le supersoft nella gara di domenica).

L’analisi dei settori nel confronto tra Ferrari e Mercedes risulta dunque poco interessante e significativa in questo gran premio.

In generale analizzandoli emerge solo una Ferrari più veloce nel misto e meno efficace nei settori veloci (+carico ma – accelerazione ).

Un po’ la stessa situazione della Red Bull, che cercando di non perdere sul dritto, si ritrova a dover viaggiare più scarica. In questo modo perde tanta velocità in curva, come si nota dalla velocità nel secondo settore (rilevamento posto subito dopo la veloce curva 12). La situazione della Red Bull è difficile da interpretare al momento Forse si potrà chiarire solo nelle prossime gare.

Rimane da menzionare la performance della Renault, che è riuscita a portare entrambe le auto nel Q3, nonostante una forte differenziazione di set up, con un Palmer molto più carico di Hulkenberg; una scelta che alla fine non ha poi pagato nel confronto con il compagno. In generale si tratta di un risultato dato dalla caratteristica stessa della macchina di essere abbastanza scarica caratteristica premiante in questo circuito.

Per il momento è tutto. Ci vediamo in Russia dove cercherò di scoprire nuovi dettagli sullo scontro Mercedes e Ferrari.
Ciao e sempre keeep pushing !!!

di Gianluca Medeot

F1 | L’analisi prestazionale del Gp d’Australia

Dopo un inverno di articoli e rumors su una Ferrari in difficoltà con il progetto della nuova vettura, da parte di piccole e grandi testate, e mille altre baggianate sul suo conto, la Ferrari è scesa in pista a Melbourne con una grinta e una determinazione che non si vedevano da tempo. Una vettura molto competitiva da subito, che assieme ad un magistrale Vettel, hanno fatto ingoiare i rospi a chi aveva tanto parlato male di loro, non con le parole ma con i semplici fatti.

Analizziamo dunque quali sono le informazioni che ci sono giunte dall’Australia, per avere una prima idea di quelle che sono le forze in campo. Mi manterrò però molto cauto ed eviterò di andare nel profondo, in quanto è solo il primo appuntamento della stagione, tra l’altro su un circuito un po’ atipico, solo con il tempo avremmo un idea più chiara e dettagliata delle qualità delle vetture e se le performance (in positivo o negativo) in questo weekend sono state solo degli eventi a se stanti.

Per prima cosa, al fine di una analisi più chiara ed efficace, risulta importante delineare le caratteristiche del circuito di Melbourne.

Con i suoi 5.3 km è uno dei circuiti più lunghi del mondiale e per le sue numerose curve e sezioni tecniche richiede un livello medio alto di carico aerodinamico.

Si presenta come un circuito impegnativo per il consumo dei carburante e molto stressante per i freni.

Il primo settore è quello più veloce, che predilige una buona efficienza in rettilineo (intesa come connubio tra potenza della PU e cx ), ma richiede anche dei buoni sforzi di trazione per la sequenza di curva 3/4/5.

Nel secondo settore serve invece un ottimo bilancio aerodinamico e carico per poter affrontare al meglio i curvoni veloci.

Nel terzo settore, infine, servono  carico e tanta trazione per le curve tecniche come la 13, la 14 e il tornantino della 15.

Premesse le caratteristiche del tracciato andiamo dunque a vedere cosa è emerso dalle qualifiche ad Albert Park, in particolare prenderemo in analisi le vetture entrate nel Q3.

In primo luogo risulta interessante analizzare il delta tra i tempi registrati nelle qualifiche del 2016 e del 2017. Mediamente il guadagno rispetto allo scorso anno è stato di circa 1,5 secondi, con l’eccezione della Haas, che lo scorso anno si presentava per la prima volta ad un gran premio.

Bisognerà aspettare circuiti con caratteristiche meno atipiche, per vedere i famosi 4 secondi di guadagno, anche se già a Melbourne abbiamo comunque visto delle vetture estremamente rapide in curva, a volte anche 20 km/h più veloci.

Risulta importante anche un richiamo al grafico con il confronto fra i tempi reali segnati nel Q3 e i tempi “ideali” dati dalla somma dei migliori intermedi, così da capire se i piloti sono effettivamente riusciti a dare il massimo nel momento più critico.
Questa volta quasi tutti i piloti sono riusciti ad inanellare il giro più veloce, solo Vettel (strano a dirsi) ha perso per strada un decimo e mezzo (dopo vedremo dove), che lo avrebbe portato a solo un decimo da Hamilton; un dato da non sottovalutare assolutamente!

Risultano dunque questi, in percentuale, i distacchi dalla pole di quelli che al momento si presentano i “top team”, con una Red Bull in seria difficoltà e la Haas e la Toro Rosso che lanciano la sfida alla Williams. Sarà interessante vedere l’evoluzione di questo grafico durante la stagione.

Prima importante chiave di lettura delle performance delle vetture è la velocità massima alla speed trap, confrontata con la posizione in qualifica. I distacchi sono abbastanza ristretti tra i diversi competitors se non per l’eccezione della Williams, che come negli scorsi anni è una delle vetture con la migliore efficienza in rettilineo (Stroll ha segnato la velocità massima più alta: 328 km/h), e di Hamilton. Sembra esserci stata una differenziazione di set up tra i due Mercedes, con Hamilton che ha preferito una configurazione più scarica rispetto a quella del compagno.

Non fanno vedere segni di sofferenza le due motorizzate Renault, anche nonostante il gap esistente tra la PU francese e quelle degli avversari (sul quale girano insistenti voci), a conferma della linea progettuale “low drag” che sembra essere stata perseguita da Newey sulla Red Bull.

Da segnalare che in questo primo gran premio Renault ha usato un MGU-K in configurazione 2016.

Andiamo ora più nel dettaglio (sempre con una certa cautela però), analizzando i grafici in cui vengono riportati i distacchi percentuali tra i migliori piloti della top ten e le relative top speed nei tre intermedi.

Emerge una Mercedes molto competitiva ovunque, in particolare nel primo settore con Hamilton, probabilmente grazie al suo set up più scarico, scelta che  non ha molto pagato poi nel secondo e terzo settore, dove hanno prevalso Vettel e Bottas con i loro assetti più carichi.

In generale la vettura sembra essere molto composta e facile da guidare, con la solita capacità di assorbire perfettamente i cordoli senza scomporsi. Un po’ come lo scorso anno, ma con la sostanziale differenza che questa volta c’è una minacciosa rossa che gli sta dietro a poco più di un decimo, mettendo così pressione sui piloti e i tecnici della casa tedesca, condizione che hanno potuto sperimentare solo poche volte negli scorsi anni.

C’è poi un particolare molto interessante emerso dagli on board (di cui trovate le immagini sotto i grafici del terzo settore), ovvero la velocità di percorrenza di curva 12.

Guardando i camera car si nota che Vettel affronta questa sezione senza mai alzare il piede, a differenza di Hamilton e Bottas che lo alzano entrambi per un attimino perdendo così ben 10km/h di velocità all’apice della curva.

E’ quasi impossibile potersi pronunciare sul perché di ciò, ma un idea potrebbe essere che uno degli svantaggi (evidentemente minore dei vantaggi) che emerge dal passo più lungo, sia una minore rapidità della vettura nei cambi di direzione veloci, ma ripeto è solo un ipotesi.

Di certo c’è di sicuro la bontà della Ferrari, che finalmente abbiamo visto composta e facile da guidare, a differenza degli anni passati.

Ce ne dà conferma il tempo di Vettel nel terzo settore, quello più tecnico e  più di trazione, dove è risultato il più veloce, ma anche quello a solo lo 0,1% da Hamilton nel secondo intermedio.

Una vettura sincera che è riuscita a dare il giusto feeling di guida a Vettel, un po’ meno a Raikkonen e che con le sue ali che flettono molto e il rake molto alto ricorda quasi la Red Bull degli anni scorsi. E soprattutto che finalmente (perlomeno in questo primo Gp) ha saputo gestire le gomme al meglio sia in gara che qualifica.

Tornando a quanto vi avevo accennato prima, il potenziale reale di Vettel era stare ad un decimo e due da Hamilton, ma a causa di due errori il distacco reale nel Q3 è risultato il doppio.

Entrambi gli errori sono simili, in quanto si tratta di un dannoso sovrasterzo in uscita di curva dopo aver preso forse con troppa violenza il cordolo interno della curva, portando il posteriore della monoposto a scomporsi.

I due errori sono avvenuti in curva 1 e curva 12 (le immagini di curva 12 sono qui sotto), ma del resto sono soltanto il segnale di un Sebastian che stava davvero cercando il limite.

Poco da dire sulla Red Bull, che oltre a non essere efficace in curva come gli scorsi anni, a causa di quella che ad una semplice analisi visiva della vettura sembra essere una filosofia “low drag”, è risultata pure molto nervosa e difficile da guidare, probabilmente a causa del sistema sospensivo a cui è dovuta ricorrere dopo il banno della FIA.

Molto meglio la sorellina Toro Rosso e la Haas, che hanno entrambe evidenziato interessanti doti telaistiche e che risulterà molto interessante vedere e analizzare nelle prossime gare.

Per il momento è tutto, ci vediamo in Cina, sperando di avere qualche conferma in più.

Ciao e keep pushing !!!

di Gianluca Medeot

F1 | Gp Australia, Minardi “Vittoria netta per Ferrari. Mercedes battuta sul campo”

[media id=217 width=600 height=400]

Gian Carlo Minardi, interpellato dalla redazione di Minardi.it e dalla webTV è tornato a sottolineare la vittoria di Sebastian Vettel e della Ferrari sul tracciato di Melbourne, prima tappa del Mondiale di F1 2017, che non risparmia elogi “Un successo netto da parte della Ferrari. Per la prima volta la Mercedes è stata battuta sul campo da un altro team. La Ferrari ha fatto tutto benissimo mettendo sotto pressione sia Lewis Hamilton che chiedeva insistentemente di cambiare le gomme, sia la Mercedes che ha anticipato di qualche giro la sosta.

Una rondine non fa primavera – prosegue il manager faentino – e la Mercedes resta la vettura di riferimento come ha dimostrato conquistando la pole position, anche se il vantaggio della passata stagione si è assottigliato. Vedo favorita la Ferrari sul potenziali piloti. Se Kimi Raikkonen tornerà quello di fine 2016 allora avranno un vantaggio sulla coppia Hamilton-Bottas”

Parole di elogio anche per l’esordio di Antonio Giovinazzi al volante della Sauber “Non si poteva chiedere di più dal ragazzo. Gli elogi sono arrivati anche dall’Inghilterra, patria di otto dei dieci team protagonisti nel Mondiale. Alla prima occasione in un gran premio si è fatto trovare pronto dimostrando tutto il suo valore. Ha  dimostrato di avere tutte le carte in regola per diventare un grande pilota. Il fine settimana in Australia è un ottimo biglietto da visita – prosegue Gian Carlo Minardi – Ora ci sarà bisogno anche di una dose di fortuna.

Se Ferrari e Mercedes hanno dimostrato un’importante affidabilità e di essere le prime due della classe, situazione diametralmente opposta in casa McLaren-Honda “Le esternazioni di Alonso e le sue espressioni dicono molto di più delle parole. Sta attraversando il momento più difficile della sua carriera. Ci sono poi dei risvolti indecifrabili. Il colosso giapponese non può continuare su questa strada. Non c’è il due senza il tre e nella sua storia in F1 già in altre due occasioni si sono ritirati. Per contro abbiamo una McLaren che per il momento non può fare a meno della Honda, suo sponsor tecnico ed economico. Senza di loro il team farebbe molta fatica a sopravvivere.

F1 | Melbourne, risveglio col sorriso

A Melbourne si e’ alzato il sipario sulla nuova stagione di F1 e la prima sorpresa non è tardata ad arrivare. Antonio Giovinazzi è stato chiamato dalla Sauber per sostituire l’infortunato Pascal Wehrlein sfiorando alla prima occasione l’accesso alla Q2. A distanza di sei anni, un pilota italiano torna protagonista nel mondiale.

Un debutto in grande stile per il giovane pilota di Martina Franca, terzo pilota Ferrari e alfiere dell’ACI Team Italia che ha firmato la sedicesima posizione a soli 2 decimi dal compagno di squadra Ericsson, dopo aver percorso meno di venti passaggi sull’impegnativo tracciato australiano. La chiamata da parte del team svizzero è arrivata infatti in occasione del terzo turno di prove libere, presentandosi per il turno di qualifica con solamente un’ora di azione lungo i cinque chilometri di pista. Per Giovinazzi si è trattato di un ritorno al volante della C36 motorizzata Ferrari (power unit versione 2016) dopo aver preso parte al primo turno di test spagnoli.

Un risultato straordinario che merita essere sottolineata perché arrivato su una pista tecnica e impegnativa con solamente un’ora di prova sulle spalle e senza aver usato provato le ultra-soft, con cui ha staccato la sua migliore prestazione nella Q1. Gli sono bastati 8 giri per sfiorare l’impresa e rischiare di accedere al secondo turno, dimostrandosi un pilota solido.

Per la gara di domani (domenica) le previsioni parlano di possibile pioggia. Questo potrebbe essere un aiuto per Antonio che ha sicuramente percorso più chilometri con le Pirelli rain piuttosto che con le slick.

Positivo avvio anche per la Ferrari che con Sebastian Vettel conquista quella prima fila che l’anno scorso era sempre scappata. Quarto posto, alle spalle di Valtteri Bottas per Kimi Raikkonen.

Gian Carlo Minardi

F1 | Minardi «A Melbourne aspettiamoci sorprese»

Fare una corretta analisi sulle prestazioni dei team dopo i test di Barcellona è molto difficile poiché ci sono innumerevoli variabili di cui non siamo a conoscenza. Sono comunque convinto che la Mercedes, così come altre team, si siano nascosti. Durante le qualifiche di Melbourne mi aspetto delle sorprese rispetto a quanto visto in Spagna.

Sul fronte dell’affidabilità Ferrari e Mercedes sono state premiate a differenza di Renault e, in particolare, Honda su cui si sono addensate nuvoloni carichi di tempesta. Nei giorni successivi non sono mancate dichiarazioni forti da parte di Fernando Alonso e rumors parlano di un contatto tra McLaren e i tedeschi. Da parte sua il costruttore giapponese prova a stemperare gli animi con dichiarazioni ottimiste. Intanto Mika Hakkinen è tornato a Woking in qualità di ambasciatore della scuderia.

A queste preoccupazioni è emerso un problema non di poco conto legato al maggiore consumo di carburante da parte delle power-unit, dovuto all’aumento delle prestazioni delle vetture e all’introduzione delle gomme più larghe. Stando ai dati raccolti sul tracciato, il limite imposto dalla FIA di 105 kg (l’anno scorso era 100 kg)di carburante per la gara non sarebbe sufficiente. Per questo potremo avere performance differenti tra la qualifica (prestazione pura) e la gara (in cui entrerà in gioco la componente consumi) Staremo a vedere chi sarà più bravo a gestire questo aspetto lungo i 300 km di corsa.

F1 | E’ allarme consumi?

Gli otto giorni di test sulla pista di Barcellona stanno dando i primi riscontri. Se da una parte Ferrari e Mercedes hanno visto premiare gli sforzi sotto l’aspetto dell’affidabilità – a differenza di Renault e, particolarmente, Honda – sta sorgendo un grattacapo importante e da non sottovalutare.

In particolare, il dato è emerso durante la simulazione dei gran premi. A quanto si apprende da voci provenienti oltre i confini nazionali, i 5 kg di benzina in più (si è passato da 100 kg di carburante della passata stagione ai 105 kg per il 2017) previsti dalla FIA in virtù delle nuove performance delle vetture non basterebbero per completare la corsa

I nuovi regolamenti ci hanno consegnato vetture nettamente più performanti sia in termini di velocità che di percorrenza in curva con tempi sul giro più rapidi anche di 4”. In aggiunta sono aumentate anche le dimensioni delle gomme. Tutti questi componenti porterebbero ad avere power-unit più assetate di carburante.

Questo dato può spiegare, in parte, come mai i piloti alzassero abbiano alzato il piede dall’acceleratore durante i turni in pista, prima di completare l’intera simulazione. Sotto la lente di ingrandimento c’erano proprio i consumi.

Melbourne è sempre più vicina.